Controllando i 18 nomi mancanti mi imbattei in una serie
di particolari
interessanti. Erano quasi tutti minori di diciotto anni, il piu'
piccolo aveva quattordici anni.
Il nominativo di Fausto Iannotti, in particolare, risultava coinvolto
casualmente nella prima strage nazista a Roma avvenuta nell'ottobre del
1943, dopo l'assalto della popolazione affamata al Forte di Pietralata.
Dal controllo della lista matricolare di
Mauthausen, ricostruita da Tibaldi, Fausto Iannotti risultava deportato
e deceduto nel sottocampo di Ebensee. Qualcosa non tornava.
Bisognava ricontrollare le fonti e gli avvenimenti.
Verificai le testimonianze del ritrovamento della fossa comune a Casal
dei Pazzi, oggi all'interno del muro di cinta della Casa circondariale
di Rebibbia `Nuovo Complesso`. Ritrovai i registri dell' obitorio di
Roma del giugno 1945 e verificai il ritrovamento delle salme.
Incontrai, infine, il fratello maggiore di Fausto Iannotti. Arrivai ad
una certezza, ma senza riscontri perche' mancavano le matricole di
ingresso al terzo braccio tedesco di Regina Coeli. La ricerca si trovo'
ad un punto fermo.
La polizia nazista, molto attenta nello schedare e
scrivere ogni cosa, probabilmente era stata scrupolosa anche nella
distruzione della sua unica documentazione di immatricolazione del
braccio? Qualcuno pero' mi disse che le forze naziste, fra il 3 ed il 4
giugno 1944, lasciarono Roma improvvisamente senza preavviso e
notevolmente impreparate. A Regina Coeli il 3 giugno '44 erano state
sostituite le normali forze di polizia germanica con i componenti del
battaglione `Bozen` di origine altoatesina; quando questi arrivarono
trovarono il terzo braccio ed una grossa parte del carcere vuoti.
L'evento, per me sconosciuto, mi fece supporre che la polizia nazista,
dopo aver gestito per nove mesi il quarto braccio prima ed il terzo
braccio poi, non avesse avuto il tempo di distruggere la documentazione
inerente le note matricolari, di ingresso ed uscita dal carcere. Ebbi
ragione e fortuna.
In seguito, altre ricerche bibliografiche mi portarono al
Museo della Liberazione di via Tasso dove in un incontro con l'attuale
presidente, Prof. Parisella ed il suo staff, ebbi la conferma del
ritrovamento effettuato solo nell'autunno 2005, di numerose matricole,
circa 2500, del braccio tedesco di Regina Coeli. Il quadro delle fonti
documentali era finalmente completo e si sono potuti effettuare i
riscontri necessari. Va ricordato che il 'trasporto' di coloro i quali
uscirono nella giornata del 4 gennaio 1944 da Regina Coeli era composto
da persone semplici, antifascisti di tutto l'arco della resistenza al
nazi-fascismo di quei mesi a Roma. Giovani renitenti alla chiamata alle
armi della Repubblica Sociale Italiana, soldati sbandati dopo l'8
settembre 1943 e reduci da vari fronti di guerra. Settanta, ottanta
antifascisti noti all' Ovra ed inseriti nel Casellario Politico
Centrale. Un fondatore del Partito Comunista Italiano e due nipoti del
Generale Badoglio. Dodici uomini di religione ebraica ed un maestro
francese in fuga dalla sua nazione ed arrestato solo il giorno prima
della deportazione.
Dei 257 uomini immatricolati, sopravvissero alla
liberazione dei Campi ai quali furono destinati, solo una sessantina e
non tutti riuscirono a ritornare in patria. Molti di loro morirono di
fame e di stenti in una Europa gia' libera dal nazifascismo dopo 17
mesi di sofferenze.
Ad oggi, oltre a ricostruire la dignita' dei fatti, resta solo da stabilire cosa e' accaduto ai 70 uomini prelevati da Regina Coeli, portati alla Stazione Tiburtina, e di cui non si conosce piu' nulla perche' mai immatricolati ne' al KL Dachau e ne' al KL Mauthausen. Alcune storie cominciano a delinearsi. Di certo vi furono alcuni uomini che fuggirono durante il tragitto, ma rimane il dubbio e l'incertezza di un'eliminazione immediata e senza immatricolazione nel Campo di Mauthausen, per quelle persone ritenute inabili al lavoro coatto.